Abdou Borgi, Touareg

Intervista al fondatore di Essendilene Viaggi, di Bruno Guillemin

Abdou Borgi, sei un “figlio del deserto” ?
Sì, figlio,nipote,pronipote… La mia famiglia ha sempre vissuto nella regione di Ajjer, non lontano da Djanet e dall’Altopiano del Tassili.

Erano nomadi ?
Prima di tutto pastori, allevatori di cammelli, capre, sempre alla ricerca dei migliori pascoli per i loro animali.

Sei cresciuto con loro ?
Fino all’età di 13 anni, ho imparato a conoscere la vita del deserto, i luoghi, le piste, le genti che lo abitano, le piante, gli animali. Poi mio zio Rajeb mi ha proposto di andare più lontano. Prima la Libia, poi il Niger. Il trasporto del sale era ormai storia passata, un souvenir, così le nostre carovane trasportavano altra merce, come l’artemisia, che cresce in abbondanza da noi ed è molto ricercata in quei paesi. Noi partivamo per qualche giorno, ma il più delle volte per lunghe settimane.

Com’era il viaggio ?
All’inizio mio zio mi terrorizzava. Urlava sempre, dava degli ordini e io correvo e obbedivo. Più tardi ho capito che condurre una carovana è un’impresa piena di rischi,e che la vita di tutti è nelle mani di chi la guida, e anche un piccolo errore può voler dire la fine.
Così ho potuto apprezzare la sua grande esperienza, la sua profonda conoscenza su come sopravvivere in un contesto così duro e ostile. Oggi tutto questo sapere mi è molto utile.

Perché hai creato Essendilene Viaggi, la tua agenzia ?
L’agenzia è stata creata nel 1988 ; all’inizio tutto andava bene, ma i tragici avvenimenti che seguirono nel nord del paese ci hanno privato per lungo tempo di questa risorsa che cominciava a prendere piede con il turismo. Bisogna anche dire che nello stesso periodo, per nostra disgrazia, siamo stati colpiti da una terribile siccità, che ha decimato il nostro bestiame, così molti di noi hanno cominciato a diventare sedentari, e a vivere di espedienti.

E oggi ?
Oggi piove ancora ; poco, ma piove. La violenza è ancora presente a nord, ma in modo minore, e la gente si rende conto che qui nel sud non è mai arrivata. Da noi l’Islam è molto moderato, impregnato d’animismo. Il popolo Tuareg ha sempre mantenuto la sua reputazione d’ospitalità. Così, siccome il deserto è sempre bello, le pitture rupestri sempre sorprendenti, a poco a poco i turisti ritornano. Così io ho deciso di accoglierli con la mia famiglia ad Azelouaz, un quartiere dell’oasi di Djanet. Là cominciano a scoprire la nostra vita, a conoscere vicini e amici, là comincia l’avventura.